NapoliVitaMia. Sito di news dei tifosi del Calcio Napoli, calciomercato, esclusive e tanto altro.
giovedì 28 luglio 2011
Sepe lascia il ritiro, altro che mercato: è diventato papà.
Luigi Sepe è diventato papà a soli 20 anni. E' nato Giuseppe di 3,3 Kg. Il portiere - come riporta il sito ufficiale del club azzurro - è sceso a Napoli dal ritiro per stare vicino alla moglie Anna Laura. A Sepe vanno gli auguri di tutta la redazione di NapoliVitaMia.
Larini, d.s. Udinese: "Cederemo Floro Flores al Napoli in comproprietà.''
Fabrizio Larini, direttore sportivo dell'Udinese, ha rilasciato alcune considerazioni ai microfoni di Radio Goal in onda su Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenziato da NapoliVitaMia: "Non so perchè De Laurentiis si è arrabbiato, forse voleva un calendario diverso. Anche noi comunque abbiamo degli impegni proibitivi. Ecco forse sperava in un sorteggio migliore. Floro Flores? E' uno dei calciatori più completi del panorama italiano, piace a tanti club e potrebbe far comodo anche al Napoli. Il ragazzo ha bisogno ormai di stabilità, non lo diamo in prestito. Siamo disposti a trattare sulla base di una comproprietà".
Conti: "Povero Fassone, scena pazzesca quella di De Laurentiis sul motorino."
Alessio Conti, giornalista Mediaset, ha rilasciato alcune considerazioni ai microfoni di Radio Goal in onda su Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenzato da NapoliVitaMia: "Abbiamo rincorso il presidente per quindici minuti, era arrabbiato, mai visto così furibondo. Il motivo del suo scatto d'ira è il calendario, aveva chiesto un trattamento diverso per le squadre impegnate in Europa. La scena del motorino è stata pazzesca, il passante si era fermato incuriosito; il numero uno azzurro gli ha chiesto di portarlo via, lui ha accettato divertito e di buon grado. Povero Fassone, è corso insieme a noi, poi De Laurentiis è andato via ed il direttore generale è rimasto "preda" di cinquanta giornalisti".
Preziosi: "De Laurentiis è davvero fastidioso e irritante. Torni a fare il cinema.''
Enrico Preziosi, presidente del Genoa, è intervenuto ai microfoni di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, rilasciando alcune dichiarazioni. Ecco quanto evidenziato da TuttoNapoli.net: "L'inizio col Napoli è in salita per noi, tutt'altro che abbordabile come lo definisce De Laurentiis. Il calcio è diverso dal cinema, il presidente azzurro è irritante, deve capire che non è il Padreterno. Non si puoi esternare il disappunto in questa maniera quando sei un personaggio pubblico e rappresenti una grande città come Napoli. Ha stufato, ora basta, chieda scusa. De Laurentiis non è la prima volta che si rivolge in modo volgare contro tutti noi, la smettesse. Altrimenti torni a fare cinema".
martedì 26 luglio 2011
FOTO - Sosa si presenta al Metalist Kharkiv: ecco il Principito con la nuova maglia!
Josè Sosa ha lasciato ufficialmente Napoli, il giocatore ieri ha firmato un quadriennale con il Metalist. Il Principito come si può vedere nella foto ha già indossato la sua nuova maglia numero ''11''.
Cavani rientra il 10 Agosto e intanto confessa:"Ho voglia di disputare un'altra grande stagione."
Quarto ai Mondiali del 2010 con l’Uruguay, terzo in campionato con il Napoli, secondo nella classifica dei cannonieri della serie A e adesso al primo posto in Coppa America, di nuovo con la maglia della Celeste. L’anno magico di Edinson Cavani, ricchissimo di soddisfazioni e tutto in ascesa, è stato finalmente coronato dal successo. Ma il primo pensiero del Matador è stato per il club azzurro e i tifosi napoletani. Nel bel mezzo dei festeggiamenti, Cavani ha parlato chiaro. «Il trampolino di lancio che mi ha proiettato fin qui sono state le mie prestazioni e i gol che ho segnato al San Paolo», ha detto il centravanti sudamericano, mettendo subito in chiaro che la sua parabola di vittorie non dovrà certo interrompersi ora. «Mi godo questa impresa, mi riposo un po’ e poi ritorno in tempi rapidi in Italia: ho voglia di disputare un’altra grande stagione», ha promesso da Montevideo il bomber, che è atteso da almeno un paio di settimane di meritata vacanza. A Castel Volturno dovrebbe farsi rivedere solamente il 10 agosto, a diciotto giorni dalla partenza del campionato. Con le pile ricaricate al massimo, però. Il Napoli non gli metterà fretta. Dal ritiro di Dimaro, subito dopo la vittoria in finale contro il Paraguay e il trionfo in Coppa America, Cavani ha ricevuto i complimenti di Mazzarri, del ds Bigon e dei compagni di squadra, che si sono messi immediatamente in contatto al telefono con il Matador. E il centravanti ha ricambiato la dimostrazione d’affetto con una bella notizia. «Sto bene, sono completamente guarito dall’infortunio al ginocchio. Per questo mi sono rimesso a disposizione del ct Tabarez e sono riuscito a giocare perlomeno uno spezzone dell’ultima partita. Ci tenevo tanto a scendere pure io in campo, è vero, ma non avrei mai corso dei rischi». È rimasto invece in panchina l’altro azzurro dell’Uruguay: Walter Gargano. Felice per il trionfo anche lui, in attesa di capire una volta per tutte quale sarà il suo futuro, che gli riserverà quasi certamente un cambio di maglia. Il centrocampista interessa alla Fiorentina: trattativa già iniziata. Non c’è più feeling tra il Napoli e Gargano, che ha interpretato come una segnale di poca stima nei suoi confronti la rivoluzione del centrocampo, con gli acquisti di Inler, Dzemaili e Donadel. Ma Hamsik spera ancora di convincere l’uruguaiano a non andar via. «Walter deve restare, può darci tanto. Lo dico pure perché è mio cognato e vorrei che la mia dico la mia vittoria in Coppa America ai tifosi azzurri, che mi sono sempre stati vicinissimi». Ma il bello deve ancora arrivare. Ieri mattina è partita la campagna abbonamenti, con una discreta affluenza al botteghino. Niente dati ufficiali, per ora. De Laurentiis, però, punta a superare quota 25 mila, mai raggiunta nelle precedenti sette stagioni della sua gestione.
Hamsik: "Milan, ti spiego perché non arrivo."
Domani festeggerà il suo ventiquattresimo compleanno. «Ma il regalo da Martina l’ho già ricevuto confessa Marek Hamsik. Un lancio con il paracadute da tremila metri. L’ho fatto prima di presentarmi in ritiro. Neanche un po’ di paura, solo tanta emozione. Volare è bello». Già, volare. Volare nel cielo dipinto di blu. Perché la carriera del campione slovacco è nata e proseguita all’insegna dell’azzurro: quello dello Slovan Brastislava, poi quello del Brescia, quindi quello del Napoli.«Con un’altra maglia non mi sarei rivisto quest’anno. Voglio disputare un grande campionato con il Napoli e fare bene in Champions. Poi, in futuro, chissà. Ma Napoli è la mia seconda casa». Hamsik si sente un ragazzo nato adulto. «Ho cominciato da piccolo ed ho vinto già tanti trofei. Sono diventato capitano della nazionale slovacca. Ho partecipato ad un Mondiale. Ho ancora tanta strada davanti a me». Domani si collegherà con Martina e Christian via Skype. Potrà ricevere così gli auguri ascoltando e vedendo i suoi due amori. Marek e Martina stravedono per Christian che è nato a Napoli,«e presto gli insegnerò qualche parola in dialetto napoletano ». Così come stravedevano Richard e Renata quando a soli diciotto anni in casa Hamsik arrivo Marek, successivamente Michaela.
LE PRIME SCARPETTE - Fu nonno Ivan a fargli trovare nella culla le prime scarpe da calcio.«Mio nonno andò a comprarle in Ungheria perché solo lì si potevano trovare. Le conservo ancora». Predestinato, a dir poco. Il campione del Napoli dove seguire le orme del padre, fare il calciatore e possibilmente diventare più bravo del papà che pur avendo grandi qualità tecniche era arrivato fino alla serie B slovacca.«Mio padre è stato fondamentale per me- confessa Marek -A quattro anni mi iscrisse al settore giovanile dello Jupie Podlavice. Qui ho fatto tutta la trafila. Edin una partita di Allievi segnai 16 gol. Avvenne contro la Dolna Strehova. Rimane un record in Slovacchia». Ma papà Richard è stato più severo che dolce: «Mi allenava lui, mi sgridava, mi martellava, mi accompagnava a scuola. Ma io non volevo saperne di studiare. A scuola non ero tanto bravo». A 14 anni andò a fare un provino allo Sparta Praga. Lo presero ma avrebbe dovuto trasferirsi anche il papà da Banskà Bistrika ed il passaggio sfumò. L’anno successivo i genitori dovettero rimborsare di tasca propria lo Jupie Podlavice per portarlo allo Slovan Bratislava:«Ricordo che vendettero una Skoda pur di farmi approdare in un club dove avrei potuto farmi notare e migliorare».
IN ITALIA - A scovarlo in Slovacchia fu Maurizio Micheli che all’epoca lavorava per il Brescia e che oggi Hamsik ha ritrovato nel Napoli come talent scout. Micheli lo segnalò a Corioni dopo aver assistito ad una qualificazione europea dell’Under 17 slovacca (nel 2003).«Arrivare in Italia per me fu una fortuna. Mi ambientai subito. Ricordo di aver segnato il primo gol con la maglia del Brescia in una gara di Coppa Italia». Indovinate a chi? Al Milan.«Quanti anni hai?», gli chiesero alla fine Braida e Ramaccioni.«Che valutazione ha quel ragazzo?», s’informarono con Corioni. Il patron del Brescia sparò alto:«Più gioca e più salirà di quotazione. Non posso cederlo per meno di cinque milioni di euro». Dietrofront immediato. Qualche anno dopo, invece, volle scommettervi Pierpaolo Marino convincendo De Laurentiis a chiudere gli occhi e procedere.
IL PERSONAGGIO - Hamsik è un tipo tranquillo. Pochi vezzi: un paio di tatuaggi, tra cui il suo segno zodiacale, ed i capelli con la cresta:«Li ho sempre portati così, fin da bambino». Ascolta musica Hi Pop e Rnb. Ama fare palestra e giocare a tennis:«Quest’estate ho ingaggiato un istruttore per migliorare. E domenica sfiderò l’addetto stampa Baldari, devo dargli una lezione». E sorride. Non si professa cattolico praticante. Da quando è arrivato Christian passa tutto il tempo a giocare con lui.
L’ESTATE DEI MISTERI - «Ero in vacanza e non sapevo che in Italia si fosse scatenato un putiferio intorno a me- rivela -Non mi è mai balenata l’idea di lasciare il Napoli. Ne parlavo con Martina al mare e ci chiedevamo: ma questi cosa dicono? Che vogliono da me? Mi sonotrovato coinvolto in una situazione di cui sapevo poco o nulla. Ho lasciato fare. Probabilmente hanno anche forzato certe mie dichiarazioni. Ma il mio unico pensiero era quello di ritrovare i miei compagni del Napoli ed il mister. Ora divido la camera con Gokhan(Inler, ndi), un altro compagno discreto e riservato come me. Ma anche un compagno motivato ed ambizioso come me». Sorride e con malizia conclude:«Anche il mister c’era cascato. Un giorno mi chiese che testa avevo... Che testa dovevo tenere? La solita, fare una grande stagione con il Napoli e stupire anche in Champions League, una competizione conquistata con i denti e che non vedo l’ora che cominci». E Marek è entrato nel cuore dei tifosi, più di ieri, meno di domani.
LE PRIME SCARPETTE - Fu nonno Ivan a fargli trovare nella culla le prime scarpe da calcio.«Mio nonno andò a comprarle in Ungheria perché solo lì si potevano trovare. Le conservo ancora». Predestinato, a dir poco. Il campione del Napoli dove seguire le orme del padre, fare il calciatore e possibilmente diventare più bravo del papà che pur avendo grandi qualità tecniche era arrivato fino alla serie B slovacca.«Mio padre è stato fondamentale per me- confessa Marek -A quattro anni mi iscrisse al settore giovanile dello Jupie Podlavice. Qui ho fatto tutta la trafila. Edin una partita di Allievi segnai 16 gol. Avvenne contro la Dolna Strehova. Rimane un record in Slovacchia». Ma papà Richard è stato più severo che dolce: «Mi allenava lui, mi sgridava, mi martellava, mi accompagnava a scuola. Ma io non volevo saperne di studiare. A scuola non ero tanto bravo». A 14 anni andò a fare un provino allo Sparta Praga. Lo presero ma avrebbe dovuto trasferirsi anche il papà da Banskà Bistrika ed il passaggio sfumò. L’anno successivo i genitori dovettero rimborsare di tasca propria lo Jupie Podlavice per portarlo allo Slovan Bratislava:«Ricordo che vendettero una Skoda pur di farmi approdare in un club dove avrei potuto farmi notare e migliorare».
IN ITALIA - A scovarlo in Slovacchia fu Maurizio Micheli che all’epoca lavorava per il Brescia e che oggi Hamsik ha ritrovato nel Napoli come talent scout. Micheli lo segnalò a Corioni dopo aver assistito ad una qualificazione europea dell’Under 17 slovacca (nel 2003).«Arrivare in Italia per me fu una fortuna. Mi ambientai subito. Ricordo di aver segnato il primo gol con la maglia del Brescia in una gara di Coppa Italia». Indovinate a chi? Al Milan.«Quanti anni hai?», gli chiesero alla fine Braida e Ramaccioni.«Che valutazione ha quel ragazzo?», s’informarono con Corioni. Il patron del Brescia sparò alto:«Più gioca e più salirà di quotazione. Non posso cederlo per meno di cinque milioni di euro». Dietrofront immediato. Qualche anno dopo, invece, volle scommettervi Pierpaolo Marino convincendo De Laurentiis a chiudere gli occhi e procedere.
IL PERSONAGGIO - Hamsik è un tipo tranquillo. Pochi vezzi: un paio di tatuaggi, tra cui il suo segno zodiacale, ed i capelli con la cresta:«Li ho sempre portati così, fin da bambino». Ascolta musica Hi Pop e Rnb. Ama fare palestra e giocare a tennis:«Quest’estate ho ingaggiato un istruttore per migliorare. E domenica sfiderò l’addetto stampa Baldari, devo dargli una lezione». E sorride. Non si professa cattolico praticante. Da quando è arrivato Christian passa tutto il tempo a giocare con lui.
L’ESTATE DEI MISTERI - «Ero in vacanza e non sapevo che in Italia si fosse scatenato un putiferio intorno a me- rivela -Non mi è mai balenata l’idea di lasciare il Napoli. Ne parlavo con Martina al mare e ci chiedevamo: ma questi cosa dicono? Che vogliono da me? Mi sonotrovato coinvolto in una situazione di cui sapevo poco o nulla. Ho lasciato fare. Probabilmente hanno anche forzato certe mie dichiarazioni. Ma il mio unico pensiero era quello di ritrovare i miei compagni del Napoli ed il mister. Ora divido la camera con Gokhan(Inler, ndi), un altro compagno discreto e riservato come me. Ma anche un compagno motivato ed ambizioso come me». Sorride e con malizia conclude:«Anche il mister c’era cascato. Un giorno mi chiese che testa avevo... Che testa dovevo tenere? La solita, fare una grande stagione con il Napoli e stupire anche in Champions League, una competizione conquistata con i denti e che non vedo l’ora che cominci». E Marek è entrato nel cuore dei tifosi, più di ieri, meno di domani.
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